1450684176519626
top of page

Le radici della Lazio: da D'Amico a Pulici, il Pantheon della Lazialità.

16 giu
Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 17 giu

Foto in bianco e nero dei giocatori Chinaglia, D'amico, Wilson di "Pagine Biancocelesti" di Mondo Eraclea
Chinaglia, D'amico, Wilson di "Pagine Biancocelesti"

Cos'è la Lazialità e perché rappresenta l'anima biancoceleste


La Lazialità è molto più di un semplice sentimento sportivo. Per i tifosi della Lazio rappresenta un'identità profonda, fatta di appartenenza, fedeltà e amore incondizionato per i colori biancocelesti. In un periodo complesso per il club, segnato da tensioni e contestazioni, torna inevitabilmente l'esigenza di riscoprire quelle figure che hanno incarnato al meglio lo spirito autentico della Lazio.

Quando si parla di simboli biancocelesti, il primo nome che viene in mente è quello di Giorgio Chinaglia, trascinatore della squadra del primo storico scudetto. Accanto a lui emergono figure leggendarie come Pino Wilson, Silvio Piola, Bruno Giordano e Giuseppe Signori. Tuttavia, se si cerca una rappresentazione assoluta e incontestabile della Lazialità, il dibattito si fa più complesso.


Vincenzo D'Amico, simbolo di fedeltà e appartenenza


Tra i protagonisti più rappresentativi della storia laziale spicca Vincenzo D'Amico. Talento straordinario e personalità fuori dagli schemi, riuscì a rimanere estraneo agli scandali e alle vicende che segnarono alcuni dei periodi più difficili del club.

Indimenticabile la sua tripletta contro il Varese nel 1982, una prestazione entrata nella leggenda e determinante per evitare alla Lazio la retrocessione in Serie C. D'Amico rappresenta ancora oggi uno degli esempi più autentici di attaccamento alla maglia biancoceleste.


Foto di Ezio Sclavi su Mondo Eraclea
Ezio Sclavi

Ezio Sclavi e Uber Gradella: la Lazio prima di tutto


Tra i custodi più fedeli della tradizione biancoceleste figurano due portieri spesso dimenticati dal grande pubblico: Ezio Sclavi e Uber Gradella.

Sclavi, tra i migliori numeri uno degli anni Trenta, dopo un grave infortunio scoprì di essere stato sostituito durante il periodo di recupero. Di fronte alla prospettiva di giocare altrove scelse di lasciare il calcio professionistico, dimostrando un legame assoluto con la Lazio.

Una storia simile caratterizzò la carriera di Uber Gradella. Costretto a cedere il posto al celebre Sentimenti IV, rifiutò offerte prestigiose provenienti da Milan e Fiorentina e preferì chiudere la carriera a soli ventotto anni. In seguito continuò comunque a sostenere il club attraverso la propria attività commerciale.



Foto di Lovati Roberto su Mondo Eraclea

Bob Lovati, mezzo secolo al servizio della Lazio


Se esiste una figura capace di sintetizzare la storia della Lazio del Novecento, questa è Bob Lovati.

Capitano della squadra che conquistò la Coppa Italia del 1958, primo trofeo nazionale della società, Lovati ha dedicato oltre cinquant'anni della propria vita al club. Allenatore, osservatore, dirigente e punto di riferimento morale, ha attraversato intere generazioni biancocelesti lasciando un segno indelebile nella cultura laziale.

La sua autorevolezza e il suo equilibrio furono fondamentali anche nella gestione dello storico gruppo guidato da Tommaso Maestrelli nella stagione dello scudetto del 1974.



Foto di Felice Pulici durante un allenamento su Mondo Eraclea

Felice Pulici, dal campo agli uffici della società


Accanto a Lovati trova posto Felice Pulici, portiere della Lazio campione d'Italia nel 1974.

Terminata la carriera agonistica, Pulici continuò a lavorare per la società ricoprendo numerosi incarichi: allenatore della Primavera, dirigente, responsabile del settore giovanile e infine avvocato del club. Grazie alla laurea in Giurisprudenza conseguita in età adulta, affrontò questioni delicate come il caso passaporti e Calciopoli.

Particolarmente significativa la riflessione che la famiglia volle diffondere nel giorno del suo funerale: per Pulici la Lazio non era semplicemente una squadra di calcio, ma una scelta di vita, una passione capace di accompagnare una persona per sempre.


Il vero Pantheon della Lazialità


Ma il dibattito resta aperto. Se dovessimo costruire oggi il vero Pantheon della Lazialità, questi cinque nomi basterebbero davvero?


Ogni tifoso biancoceleste ha i propri simboli, i propri ricordi e le proprie emozioni. C'è chi non rinuncerebbe mai a Chinaglia, chi sceglierebbe Signori, chi considera Maestrelli l'incarnazione stessa dello spirito laziale.


E voi, chi inserireste nel vostro Pantheon della Lazialità? Quali sono i personaggi che hanno rappresentato meglio l'anima della Lazio? Raccontatecelo nei commenti.


  • Foto di Veron Sebastian
  • Foto di Nedved su Mondo Eraclea

Commenti


bottom of page